Istruzione per l’uso
La settimana prossima approda in Senato la legge di riforma dell’Università, preceduta dalle solite proteste, ma abbastanza solida (e in realtà condivisa) che completa un processo di riforma della scuola basato sui principi della qualità e del merito. Si cercherà di introdurre nel sistema accademico gli stessi criteri seguiti nella riforma dell’istruzione media, quelli della responsabilizzazione, attraverso una profonda trasformazione dei sistemi di governo degli atenei.
24 AGO 20

La settimana prossima approda in Senato la legge di riforma dell’Università, preceduta dalle solite proteste, ma abbastanza solida (e in realtà condivisa) che completa un processo di riforma della scuola basato sui principi della qualità e del merito. Si cercherà di introdurre nel sistema accademico gli stessi criteri seguiti nella riforma dell’istruzione media, quelli della responsabilizzazione, attraverso una profonda trasformazione dei sistemi di governo degli atenei, la limitazione alla rielezione dei rettori, la selezione dei corsi per eliminare quelli inutili o costruiti su misura delle consorterie accademiche e non delle esigenze formative, e infine una nuova normativa per i concorsi, che dovrebbe almeno limitare il nepotismo imperante nella selezione e nel reclutamento della docenza universitaria.
Il compito di Mariastella Gelmini, già terribilmente complesso, quello di forzare un blocco conservatore e corporativo che ha impedito per trent’anni interventi di riforma seria dell’istruzione, è stato reso ancora più arduo dalla situazione economica generale, che ha imposto la lesina anche al suo settore. Tuttavia, forse per una stanchezza generale per il facilismo di una scuola che perdeva sempre più contatto con la sua funzione educativa e formativa, l’appello alla restaurazione dell’ordine e della responsabilità anche dei docenti, senza il quale non si riforma nulla, ha avuto successo.
Paradossalmente, persino le ristrettezze, che hanno impedito di continuare a finanziare a piè di lista un sistema scolastico e universitario inefficiente, hanno costituito un richiamo alla responsabilità, che significa selezione e definizione delle priorità. Al di là delle agitazioni più che altro folcloristiche, il confronto politico sulla riforma si è snodato in modo fisiologico, senza scatti di autorità e senza ostruzionismi. Naturalmente per valutare gli effetti concreti dell’insieme delle riforme bisognerà aspettare anni, ma già da ora si può constatare che il formidabile intrico di interessi e resistenze conservatrici non ha bloccato il processo, il che rappresenta un successo senza troppi precedenti.
Il compito di Mariastella Gelmini, già terribilmente complesso, quello di forzare un blocco conservatore e corporativo che ha impedito per trent’anni interventi di riforma seria dell’istruzione, è stato reso ancora più arduo dalla situazione economica generale, che ha imposto la lesina anche al suo settore. Tuttavia, forse per una stanchezza generale per il facilismo di una scuola che perdeva sempre più contatto con la sua funzione educativa e formativa, l’appello alla restaurazione dell’ordine e della responsabilità anche dei docenti, senza il quale non si riforma nulla, ha avuto successo.
Paradossalmente, persino le ristrettezze, che hanno impedito di continuare a finanziare a piè di lista un sistema scolastico e universitario inefficiente, hanno costituito un richiamo alla responsabilità, che significa selezione e definizione delle priorità. Al di là delle agitazioni più che altro folcloristiche, il confronto politico sulla riforma si è snodato in modo fisiologico, senza scatti di autorità e senza ostruzionismi. Naturalmente per valutare gli effetti concreti dell’insieme delle riforme bisognerà aspettare anni, ma già da ora si può constatare che il formidabile intrico di interessi e resistenze conservatrici non ha bloccato il processo, il che rappresenta un successo senza troppi precedenti.